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Beware Of Linkedin Scams
You know, social media have become the last fronteer of spam and and scam. Yesterday I received a strange message from an unkown (i.e. non-existant, at least when I checked) LinkedIn Profile, inviting me to message my email address for a purpotred “undervalued $tock bid”. In this hard times the perpsective of easy money sounds appealing but…
…Always remember that LinkedIn is particularly attractive for cybercrookers since contacts have a bigger level of trust and confidence and the victims are lead to lower the barreers of mistrust (the human firewall).
Anyway, in case of suspect messages from LinkedIn always check the LinkedIn Checkbox (in this case, needless to say, the message was not listed, nor was the linkedin profile existant).
An E-mail Attack to Ground Zero
Easily Predictable, the 10th 9/11 anniversary turned out to be a too tempting opportunity for unscrupulous hackers and cyber pranksters. Probably the NBC News Twitter account (and its 130,000 followers) will remember this anniversary eve for a long time after, late on Friday September the 9th, the Twitter account started to tweet false reports of a plane attack on ground zero.
Although there were some misplaced details on the tweets, few minutes later the Company Chief Digital Officer, admitted the account was hacked, asking their followers not to retweet the bogus tweets:
The account was suspended and restored after few minutes, and you will probably remember that the misplaced detail, that is The Script Kiddies who claimed to have hacked the account, are not new to such similar actions since they already hacked the FOX News political account on July, the 4th 2011, announcing a bogus report on Mr. Obama death.
This is not a coincidence, probably the hacker(s), a splinter cell of Anonymous and LulzSec have exploited the same (human?) vulnerability. The NBC News account is tightly controlled and only three NBC News executives have the password.
One of them, Ryan Osborn, the NBC director of social media, said he was monitoring the account at the time and noticed the bogus messages within seconds, noticing that the password to NBC News’ Twitter account had been altered. He immediately contacted Twitter, which shut the account down eight minutes after the tweets appeared.
But there is a further particular: although the warning on easily predictable 9/11 scams, Osborn said he recently received a suspicious email as Hurricane Irene was approaching New York. The email came from an unknown sender with the subject “Hurricane Alert” and the message:
Ryan, You need to get off Twitter immediately and protect your family from the hurricane. That is an order.
Osborn wrote back “I’m sorry. Who is this?” and the sender then replied:
I’m the girl next door
with an attachment. Osborn said he mistakenly clicked on the attachment and it contained a Christmas tree.
Probably that click was fatal and injected a Trojan Keylogger on Osborn’s PC, which was used to steal the password.
The FBI is investigating the NBC News Twitter account hacking but one thing is clear: Twitter accounts are becoming a preferred target for this kind of hacks, they allow to reach a wide audience in few seconds with the double result to quickly (and virally) spread panic among followers and amplify the echo (and visibility) of the attack. Moreover, there is no need to perpetrate huge attacks to compromise the server infrastructure since the entry point is human and human defenses have proven to be extremely much weaker and easy to penetrate (a simple email is enough) than digital defenses.
Last but not least, this is only the latest occurrence of an attack carried on via malicious attachments which are being deployed to carry on complex multilayered attacks (as in case of RSA Breach), or simple questionable pranks (as in case of NBC News or Fox News).
I miss the good old days when the threat via e-mail could be at most spam…
Related articles
- Hacked NBC News Twitter Account Issues False Reports of Ground Zero Plane Crash (mashable.com)
- FBI probes hacking of NBC News’ Twitter account (msnbc.msn.com)
Lo Smartphone? Ha fatto il BOT!
E’ stato appena pubblicato un interessante articolo di Georgia Weidman relativo al concept di una botnet di smartphone controllati tramite SMS. Il lavoro, annunciato alla fine del mese di gennaio 2011 e presentato alla Shmoocon di Washington, aveva da subito attirato la mia attenzione poiché, in tempi non sospetti, avevo ipotizzato che la concomitanza di fattori quali la crescente potenza di calcolo dei dispositivi mobili e la loro diffusione esponenziale, avrebbe presto portato alla nascita di possibili eserciti di Androidi (o Mele) controllate da remoto in grado di eseguire la volontà del proprio padrone.
Il modello di mobile bot ipotizzato (per cui è stato sviluppato un Proof-Of-Concept per diverse piattaforme) è molto raffinato e prevede il controllo dei terminali compromessi da parte di un server C&C di Comando e Controllo, mediante messaggi SMS (con una struttura di controllo gerarchica), che vengono intercettati da un livello applicativo malevolo posizionato tra il driver GSM ed il livello applicativo. La scelta degli SMS come mezzo di trasmissione (che in questo modello di controllo assurgono al ruolo di indirizzi IP) è dovuto all’esigenza di rendere quanto più possibile trasparente il meccanismo di controllo per utenti e operatori (l’alternativa sarebbe quella del controllo tramite una connessione dati che tuttavia desterebbe presto l’attenzione dell’utente per l’aumento sospetto di consumo della batteria che non è mai troppo per gli Androidi e i Melafonini ubriaconi). Naturalmente il livello applicativo malevolo è completamente trasparente per l’utente e del tutto inerme nel processare i dati e gli SMS leciti e passarli correttamente al livello applicativo senza destare sospetti.
Georgia Weidman non ha trascurato proprio nulla e nel suo modello ipotizza una struttura gerarchica a tre livelli:
- Il primo livello è composto dai Master Bot, controllati direttamente dagli “ammucchiatori”. I Master Bot non sono necessariamente terminali (nemmeno compromessi), ma dovendo impartire ordini via SMS possono essere dispositivi qualsiasi dotati di un Modem;
- Il secondo livello è composto dai Sentinel Bot: questi agiscono come proxy tra i master e l’esercito di terminali compromessi. Le sentinelle devono essere dispositivi “di fiducia”, ovvero dispositivi sotto il diretto controllo degli “ammucchiatori” o membri della botnet da un periodo di tempo sufficientemente lungo da far ritenere che l’infezione sia ormai passata inosservata per il proprietario e degna pertanto di promuoverli al ruolo di sentinelle.
- Il terzo livello è composto dagli slave bot. I veri e propri soldati dell’esercito di terminali compromessi che ricevono le istruzioni dalla sentinelle ed eseguono il volere del capo.
Da notare che questo modello gerarchico applica il paradigma del “divide et impera”. I terminali compromessi slave non comunicano mai direttamente con il master, e solo quest’ultimo, inoltre, conosce la struttura dell’intera botnet. L’utilizzo del SMS inoltre consente al master di poter cambiare numero di telefono all’occorrenza ed eludere così le forze del bene, ovvero gli eventuali cacciatori di bot.
Ovviamente tutte le comunicazioni avvengono tramite SMS cifrati (con un algoritmo di cifratura a chiave asimmetrica) e autenticati, inoltre la scoperta di un telefono infetto non pregiudica l’intera rete di terminali compromessi ma solo il segmento controllato dalla sentinella di riferimento (il master può sempre cambiare numero).
Quali possono essere gli utilizzi di una botnet così strutturata? Naturalmente rubare informazioni, per fini personali o di qualsiasi altro tipo (politici, economici, etc.). Purtroppo, per questa classe di dispositivi, che stanno trovando sempre di più applicazioni verso i livelli alti di una Organizzazione, gli exploit e i bachi sono all’ordine del giorno per cui teoricamente sarebbe possibile rubare il contenuto della memoria SD con un semplice SMS. Ma non finisce qui purtroppo: considerata la potenza di calcolo (abbiamo ormai un PC nel taschino) e la potenza di calcolo, questi dispositivi possono essere facilmente usati come seminatori di traffico, ovvero sorgenti di attacchi di tipo DDoS (Distributed Denial of Service), specialmente nel caso di connessioni Wi-Fi che si appoggiano su un operatore fisso che offre possibilità di banda maggiori e quindi più consone ad un attacco di tipo Distributed Denial Of Service. Questo si sposa perfettamente con la dinamicità di una botnet basata su SMS (in cui il master può cambiare numero per nascondersi) e con le infrastrutture degli operatori mobili (o fissi offerenti servizi Wi-Fi) che potrebbero non essere completamente pronte per affrontare simili tipologie di eventi informatici (come anche evidenziato dal recente report di Arbor Networks). Altra nefasta applicazione potrebbe essere lo spam, soprattutto se effettuato tramite SMS. Interessante inoltre la combinazione con il GPS che potrebbe portare al blocco totale delle comunicazioni GSM in determinate circostanze spazio-temporali (sembra fantapolitica ma è comunque teoricamente possibile).
Rimane ora l’ultimo punto che era rimasto in sospeso quando avevo trattato di questo argomento per la prima volta: mi ero difatti chiesto la questione fondamentale, ovvero se il software malevolo di bot avesse necessità o meno di permessi di root. La risposta è affermativa, ma questo non mitiga la gravità del Proof-Of-Concept, ribadisce anzi l’importanza di un concetto fondamentale: alla base della sicurezza c’è sempre l’utente, il cui controllo sovrasta anche i meccanismi di sicurezza del sistema operativo, e questo non solo perché ancora una volta viene evidenziata drammaticamente la pericolosità di pratiche “smanettone” sui propri dispositivi (che possono avere conseguenze ancora più gravi se il terminale è usato per scopi professionali), ma anche perché gli utenti devono prendere consapevolezza del modello di sicurezza necessario, facendo attenzione alle applicazioni installate.
Lato operatori, urge l’assicurazione che gli aggiornamenti di sicurezza raggiungano sempre i dispositivi non appena rilasciati. Aggiungerei inoltre, sulla scia di quanto dichiarato da Arbor Networks, possibili investimenti infrastrutturali per l’eventuale rilevazione di eventi anomali dentro i propri confini.
A questo punto, il fatto che i produttori di sicurezza abbiano, quasi all’unanimità, inserito il mondo mobile al centro delle preoccupazioni di sicurezza per il 2011 perde qualsiasi dubbio sul fatto che si tratti di una moda passeggera, ed è asupicabile che gli stessi stiano già correndo ai ripari, aggiungendo livelli di sicurezza aggiuntivi ai meccanismi intrinseci del sistema operativo con l’ausilio di tecnologie di DLP (come indicato dal report Cisco per il 2011), virtualizzazione e integrando sempre di più tecnologie di sicurezza nei dispositivi: ultimo annuncio in ordine di tempo? Quello di McAfee Intel che si dimostra, ancora una volta, molto attiva nel settore mobile.
Report McAfee Q4 2010: Il Malware è Mobile Qual Piuma Al Vento!
I Laboratori McAfee hanno appena pubblicato il report relativo alle minacce informatiche del quarto trimestre 2010 (McAfee Q4 Threat Report). Oramai sembra un immancabile e monotono refrain ma, tanto per cambiare, nel corso dell’ultimo scorcio del 2010 i malware per i dispositivi mobili l’hanno immancabilmente fatta da padroni.
I dati sono impressionanti: le infezioni dei dispositivi mobili nel corso del 2010 sono cresciute del 46% rispetto all’anno precedente. Nell’anno passato sono stati scoperti 20 milioni di nuovi esemplari di software malevolo, corrispondenti a circa 55.000 nuovi vettori di infezione al giorno. In effetti nel 2010 gli sviluppatori malevoli si sono dati molto da fare se si considera che i Laboratori McAfee hanno identificato in totale 55 milioni di tipologie di malware, da cui su evince che il malware sviluppato nel 2010 corrisponda al 36% del totale.
Una cosa è certa: i cybercriminali si stanno concentrando su dispositivi popolari che garantiscono il massimo risultato con il minimo sforzo, con una tendenza destinata ad accenturarsi nel 2011 verso un fenomeno che si potrebbe riassumere benissimo con il termine ipocalypse.
I risultati del report si possono così sintetizzare:
Dispositivi mobili sempre più in pericolo per le botnet
Non è una novità, e la mia prima previsione in proposito risale a dicembre 2010 quando, commentando le previsioni di sicurezza Symantec per il 2011, mi ero sbilanciato asserendo che nel corso del 2011 avremmo probabilmente assistito alla nascita di botnet di terminali compromessi. Da lì a breve è stato un climax ascendente che ha portato dapprima alla rilevazione del trojan Geinimi al termine del 2010, ed in seguito alla creazione di un malware botnet-like in laboratorio.
Il report di McAfee conferma questo trend (scusate il gioco di parole), assegna a Geinimi il titolo di una delle minacce più importanti dell’ultimo trimestre 2010, e sancisce perentoriamente che i Cybercriminali utilizzeranno sempre di più, nel corso del 2011, tecniche di botnet per infettare i dispositivi mobili.
I motivi sono presto detti: maggiore popolarità (e portabilità) dei dispositivi mobili come strumenti di lavoro implicano maggiore contenuto sensibile immagazzinato senza le stesse misure di sicurezza e la stessa sensibilità dell’utente (non a caso Geinimi, come anche altre minacce mobili) sono false applicazioni scaricata da market paralleli. D’altronde una botnet di dispositivi mobili ha una duplice valenza malevola: da un lato consente di rubare dati e informazioni sensibili (dalla rubrica alla posizione) dall’altro potrebbe essere utilizzata con intenti malevoli con maggiori capacità di mimetismo all’interno della rete di un operatore mobile (come confermato indirettamente anche dal report di Arbor Networks.
Ad ogni modo nel Q4 2010, Cutwail ha perso lo scettro di botnet più attiva, ad appannaggio della rete di macchine compromesse appartenenti alla rete Rustock, seguita a ruota da Bobax
Almeno una buona notizia, lo Spam è un Periodo di Transizione
Sebbene i mezzi favoriti dai Cybercriminali in questo trimestre siano stati il malware di tipo AutoRun (Generic!atr), i trojan di tipo banking o downloader (PWS or Generic.dx), o anche gli exploit web-based (StartPage and Exploit-MS04-028), perlomeno si è registrato un leggero abbassamento dei livelli di spam, che sebbene rappresenti ancora l’80% di tutti i messaggi di posta elettronica, si è comunque attestato ai livelli del 1 trimestre 2007. Questo periodo di transizione è verosimilmente dovuto al letargo di alcune botnet (ad esempio Rustock, Letic e Xarvester) e alla chiusura di altre (ad esempio Bredolab o in parte Zeus). In questo trimestre, al vertice delle reti di macchine compromesse si sono posizionate Bobax e Grum.
Se aumentano gli apparati aumentano le minacce web
In base ai dati dell’ultimo trimestre 2010, in cui i domini malevoli sono cresciuti velocemente grazie alle minacce più attive del calibro di Zeus, Cornficker e Koobface; McAfee rivela che le i vettori di infezione basati sul web continueranno a crescere in dimensioni e complessità , di pari passo con il crescere degli apparati eterogenei che accedono alla rete.
Ovviamente non poteva mancare il phishing e il malvertising e SEO Poisoning in virtù del quale McAfee Labs rivela che all’interno dei primi 100 risultati delle principali ricerche quotidiane, il 51% conduce l’ignaro navigatore verso siti poco sicuri che contengono più di cinque link malevoli. Non è un caso che il produttore rosso preveda che gli attacchi facenti uso di tecniche di manipolazione dei risultati dei motori di ricerca cresceranno notevolmente nel 2011, focalizzandosi soprattutto (tanto per cambiare) ai dispositivi di nuova generazione.
Le vulnerabilità Adobe come mezzo di distribuzione del malware
Nel corso del 2010 le vulnerabilità dei prodotti Adobe (Flash e PDF), inseparabili compagni di navigazione, sono stati il mezzo principale di distribuzione del malware preferito dai Cybercriminali. C’e’ da aspettarsi una inversione di tendenza per il 2011? Nemmeno per idea, almeno secondo McAfee che prevede, per quest’anno, una prosecuzione del trend, anche a causa del supporto per le varie tecnologie Adobe, da parte dei dispositivi mobili e dei sistemi operativi non Microsoft.
Hacktivissimi!
Anche l’hactivism vedrà la sua azione proseguire nel 2011 dopo i botti di fine anno compiuti dal gruppo Anonymous, (e anche il Governo Italiano ne sa qualcosa in questi giorni. Anzi, secondo il produttore dichiara che il confine tra hactivism e cyberwarfare diventerà sempre più confuso.







