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(Other) Chronicles Of The Android

I know it is late and I am quite tired after a day of work. Still few seconds (and energies) to comment a new Gartner Report confirming what previously indicated by ABI Research and IDC, according to which, the Google Creature will command Nearly Half of Worldwide Smartphone Operating System Market by Year-End 2012.

Worldwide Mobile Communications Device Sales to End Users by OS (Thousands of Units)

OS 2010 2011 2012 2015
Symbian 111,577 89,930 32,666 661
Market Share (%) 37.6 19.2 5.2 0.1
Android 67,225 179,873 310,088 539,318
Market Share (%) 22.7 38.5 49.2 48.8
Research In Motion 47,452 62,600 79,335 122,864
Market Share (%) 16.0 13.4 12.6 11.1
iOS 46,598 90,560 118,848 189,924
Market Share (%) 15.7 19.4 18.9 17.2
Microsoft 12,378 26,346 68,156 215,998
Market Share (%) 4.2 5.6 10.8 19.5
Other Operating Systems 11,417.4 18,392.3 21,383.7 36,133.9
Market Share (%) 3.8 3.9 3.4 3.3

Source: Gartner (April 2011)

In my opinion it worths noticing the inevitable fall of Symbian, the slow but inexorable descent of RIM, and the equally slow growth of Microsoft wich will be able to nearly touch the 20% only in 2015.

The android has every reason to celebrate and nothing better do it properly than this video in which an HTC Desire solves a dodecahedron Rubik’s Cube: an HTC desire runs a custom Android app which uses the phone’s camera to take individual images of each of the puzzle’s 12 faces, then processes the information and sends a signal via Bluetooth to the NXT controller,

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Tecnologia e Normativa: Le Due Facce Del Cloud

February 22, 2011 1 comment

In queste ore IDC ha pubblicato un interessante documentoAccelerate Hybrid Cloud Success: Adjusting the IT Mindset” (sponsorizzato da VMware) in cui esamina l’andamento del mercato dei servizi legati al Cloud nei prossimi 4 anni in EMEA (Europa, Middle East e Africa). Nel corso del 2009 i datacenter del Vecchio Continente, Medio Oriente e Africa, hanno assistito allo storico sorpasso delle macchine virtuali nei confronti delle macchine fisiche. Questo sorpasso ha agito da volano per il cloud, che ha esteso rapidamente la propria ampiezza e profondità, diventando un perno delle infrastrutture IT per gli anni a venire.

Lo studio delinea in maniera inequivocabile il trend esponenziale di adozione del cloud con particolare focus sulle infrastrutture di tipo hybrid cloud (ovvero quelle che adottano un approccio intermedio tra una infrastuttura completamente pubblica e una infrastruttura completamente privata). Se nel 2009 IDC stima che sono stati spesi circa 3.4 mld di $ per servizi legati alla nube di tipo software-as-a-service [SaaS], infrastructure-as-a-service [IaaS], e platform-as-a-service [PaaS], gli investimenti per servizi analoghi, sempre secondo le stime IDC, raggiungeranno nel 2010 i 5.3 mld di $ (con una crescita del 56% rispetto all’anno precedente) e sono destinati a crescere sino a 18.8 mld. di $ nel 2014.

Il motivo di una tale crescita è presto detto (e abusato): il cloud sopperisce ai problemi cronici delle infrastrutture IT riassumibili in:  costi di gestione elevati, utilizzo non efficiente delle risorse computazionali, consumo eccessivo di energia, inquinamento e, last but not least, mancanza di agilità dei servizi erogati che non si muovono alla stessa velocità dei requisiti di business.

Ai problemi cronici delle infrastrutture IT si sommano ulteriori fattori, letteralmente esplosi nel corso degli ultimi due anni:

  • La diffusione selvaggia dei server x86 in EMEA (raddoppiata da 1.3 milioni a 2.7 milioni di unità tra il 2003 e il 2008) con tutte le conseguenze in termini di consumo energetico e costi di approvvigionamento e gestione;
  • Processi di business sempre più dinamici e in tempo reale che necessitano  di infrastrutture dinamiche e in grado di adattarsi al processo con la stessa velocità con cui lo stesso muta;
  • Base di client eterogenei composta da dispositivi mobili e multiformi (smartphone, tablet, netbook), dispositivi che devono accedere alle risorse ed ai servizi da una vasta gamma di piattaforme, con le stesse condizioni di sicurezza.

Una simile diffusione non deve però mettere in ombra quelli che sono i problemi storici del cloud, evidenziati anche in queste pagine: la sicurezza, le prestazioni, l’affidabilità e (fattore non esplicitamente citato nella ricerca IDC sebbene strettamente pertinente alla sicurezza), la conformità con le normative vigenti nei vari paesi.

Come suggerisce il titolo del documento IDC la rivoluzione non è solo tecnologica ma (soprattutto) culturale: per gli utenti (che non hanno più il controllo diretto dei propri dati), e per i gestori che vedono fiorire modelli di servizio ibridi e soprattutto vedono cadere le barriere gestionali dei diversi componenti di una infrastruttura: il Data Center 3.0 basa difatti la propria intelligenza e dinamicità sulla rete e considera sistemi, storage e rete come una unica entità.

Purtroppo non è tutto oro quello che luccica, soprattutto nel Belpaese. Tecnologia e Normativa non si muovono alla stessa velocità e, ironia della sorte, lo studio IDC raggiunge la comunità IT a poche ore dalle dichiarazioni di Luca Bolognini, Presidente dell’Istituto Italiano Privacy, che, nel corso di una tavola rotonda nell’ambito dell’IDC Security Conference 2011 (sempre di IDC si tratta), ha dichiarato che il Cloud, per quanto sia una tecnologia vincente, è teoricamente illecito in quanto non conforme con le normative di diversi paesi europei.

I motivi sono i soliti:

  • La nomina del responsabile del trattamento dei dati che diviene eccessivamente fumosa all’interno della nube: una entità che vede molteplici soggetti che interagiscono all’interno del servizio, sovente non identificabili. A peggiorare il quadro concorre il fatto che in Europa non è concepita oggi la figura del super-responsabile.
  • La sicurezza dei dati in termini di diritto e privacy, intesa non solo come sicurezza protettiva dagli abusi;
  • La perdita dei dati, che dovrà essere notificata anche dai Cloud Provider tramite apposita normativa;
  • L’ultima questione, la più importante (e a mio avviso legata alla sicurezza) riguarda il problema dei dati all’estero, che sfuggono totalmente alla normativa locale. Non a caso avevo già sollevato questo problema giungendo alla conclusione che, in caso di necessità di un servizio cloud di qualsiasi tipo, mi avvarrei sicuramente di un fornitore di servizi nazionale. Solo in questo caso potrei essere (almeno teoricamente) sicuro che la tutela delle mie informazioni sia in linea con la legge e certo, in caso di necessità, di poter disporre delle informazioni necessarie per una eventuale analisi forense.

Questa dicotomia tra tecnologia e normativa sarà in grado di trovare una convergenza parallela? Probabilmente si, non credo proprio che le previsioni IDC sulla nube andranno in fumo a causa della scarsa aderenza alle normative. La soluzione sulla carta è chiara e prevede l’adozione di una normativa più realistica che capovolga il paradigma dell’attuale modello di controllo: da un modello pubblico centralizzato ad un modello privato e distribuito, che si appoggi cioè su una rete di fornitori di servizi che si facciano essi stessi garanti con un insieme di regole comuni e condivise. Nel frattempo i fornitori di servizi dovranno essere pronti: nella prima metà del 2011 si prevedono difatti le prime ispezioni (probabilmente conoscitive) del Garante.

Due Tacchini Non Fanno Un’Aquila

February 9, 2011 1 comment

Con questa perentoria battuta, Vic Gundotra, Vice-President di Google (ironia della sorte Ex Manager di Microsoft), ha commentato le presunte voci che danno per imminente (l’annuncio dovrebbe essere dato l’11 febbraio), l’approdo del sistema operativo mobile a Finestre di Casa Microsoft all’interno dei terminali Nokia. In realtà la citazione aviaria non è casuale, ma rappresenta uno scambio di cortesie nei confronti di Anssi Vanjoki, Vice President di Nokia (in fase di uscita dopo aver fallito la nomina a CEO – mi domando come mai), che nell’ormai prestorico 2005 liquidò con la stessa battuta (e la stessa eleganza) l’acqusizione da parte di BenQ delle attività mobili di Siemens. Per la cronaca Anssi si distinse anche per la classe con cui mise a tacere le voci di un possibile “abboccamento” dei terminali di casa Nokia nei confronti del Sistema Operativo Androide, accostando l’ipotetico sodalizio con una pratica in voga presso la terra di Finlandia per “automitigare” gli effetti dei duri inverni: Using Android is like peeing in your pants for warmth (lascio la traduzione dell’elegante sentenza ai più smaliziati cultori della lingua anglosassone).

Oggi la situazione è cambiata radicalmente: un memo (anzi sarebbe meglio dire un Maemo) del CEO di Nokia trapelato dalle solite manine ignote alle fauci della  gogna mediatica (ma perché è così difficile adottare tecnologie di Data Leakage Prevention?) ha rivelato, con una azzeccata similitudine (Our Platform Is Burning) la situazione poco invidiabile in cui versa il gigante finlandese. Se da un lato le quote di mercato (e i profitti) che si restringono, dall’altro lato il gap tecnologico con l’Androide e la Mela aumentano di pari passo in modo inversamente proporzionale: una deriva, la cui sola ancora di salvezza (il parallelo nautico, come spiegherò tra poco, non è casuale) appare proprio l’improbabile connubio con il sistema operativo di Redmond.

Il termine utilizzato “piattaforma” richiama l’aneddoto di un uomo intrappolato su una piattaforma  petrolifera in fiamme nei mari del nord. In condizioni normali non avrebbe mai pensato di buttarsi da 30 metri, certo di una morte sicura tra le fredde acque artiche; tuttavia considerata la situazione eccezionale (e disperata) prese proprio la decisione di buttarsi, decisione che lo avrebbe portato a morte sicura ma che in quelle circostanze eccezionali fu proprio la sua salvezza, venendo, di lì a poco, recuperato da una nave di passaggio.

Ovviamente il termine Our Platform è facilmente adattabile ad una piattaforma software (Symbian) che sta bruciando vittima della concorrenza, ed in questa ottica la similitudine diventa intrigante: cosa potrebbe fare Nokia mentre la propria piattaforma software brucia? Venire bruciata dalla stessa oppure buttarsi nel gelido mare in attesa di un incrociatore battente bandiera liberiana americana, e sfoggiante uno scintillante un vessillo a finestre?

Similitudini a parte, leggendo il testo integrale del memo di Stephen Elop, si ritrovano comunque alcuni punti che avevo sottolineato nel mio post in cui discussi, in tempi non sospetti, delle difficoltà del gigante finlandese stretto tra il morso dell’Androide e la morsa della Mela, i più evidenti dei quali consistono nello sconvolgimento del panorama causato, nel 2007, dalla  comparsa dell’iPhone dal cilindro magico di Steve Jobs, nella velocità con cui l’Androide sta macinando quote di mercato ed infine nella lentezza di MeeGo nell’aggredire il mercato. Eventi che il colosso finlandese ha affrontato con eccessiva inerzia, ormai non ulteriormente prolungabile.

Naturalmente la lettera del CEO di Espoo non è passata inosservata alla comunità che ci ha letto un tentativo di addolcire la pillola che gli aficionados di Symbian dovranno ingoiare quando verrà loro annunciato l’improbabile connubio con Microsoft (e se per Nokia questo evento sarà un bel tuffo  dalla piattaforma nelle gelide acque del mare del nord, per gli utenti sarà comunque una doccia fredda).

A peggiorare i grattacapi di Mr. Elop hanno contribuito anche i dati relativi alle poco esaltanti performance di Nokia nel 2010, dati che in questo momento dell’anno cominciano ad accavallarsi e che dimostrano come, nonostante le sirene di allarme dei produttori di sicurezza (non ultima quella di McAfee), i dispositivi mobili, ed in particolare i terminali equipaggiati con il cuore di Androide, suscitino un notevole appeal nei consumatori.

L’ultimo report in ordine di tempo è quello redatto da Gartner che riporta, per i dispositivi mobili evoluti (i cosiddetti smartphone) una crescita del 72.1 % nei confronti del 2009, grazie alla quale, secondo l’Istituto di Ricerca, il 19 % di tutto il traffico mobile è originato da dispositivi di questo tipo. Lo stesso studio indica che nel corso dell’ultimo trimestre, le vendite di smartphone hanno pesato per il 22.2 % all’interno dei 452 milioni di terminali venduti, mentre in tutto il 2010 sono stati venduti 1.6 miliardi di unità con una crescita del 31.8  % nei confronti del 2009.

Da notare il calo di Nokia, e la Mela di Apple che si appresta a superare la Mora di RIM (Blackberry).

Inutile dire che nei sistemi operativi il tanto vituperato (in termini di sicurezza) Androide la fa da padrone avendo registrato, nel corso del 2010 una crescita quasi a 3 cifre (888.8 %) rispetto all’anno precedente:

Interessante confrontare i dati con le analoghe rilevazioni effettuate da IDC che, seppur con qualche differenza, confermano il volo dell’androide.

Primi 5 venditori di Smartphone : Esemplari venduti e quote di mercato nel 2010 (Unità in Milioni)

Vendor 2010 Units Shipped 2010 Market Share 2009 Units Shipped 2009 Market Share Year-over-year growth
Nokia 100.3 33.1% 67.7 39.0% 48.2%
Research In Motion 48.8 16.1% 34.5 19.9% 41.4%
Apple 47.5 15.7% 25.1 14.5% 89.2%
Samsung 23 7.6% 5.5 3.2% 318.2%
HTC 21.5 7.1% 8.1 4.7% 165.4%
Others 61.5 20.3% 32.6 18.8% 88.7%
Total 302.6 100.0% 173.5 100.0% 74.4%

Astici, Androidi e Tablet (Prima Parte)

January 15, 2011 Leave a comment

L’inusuale accostamento che contraddistingue il titolo di questo post prende spunto dal titolo della commedia che ho visto ieri sera (notevole successo nei cartelloni romani, i più arguti avranno già intuito il titolo). Con l’occasione ho rivisto una coppia di amici che non vedevo da un bel pezzo. La buona creanza vorrebbe che in circostanze come queste ci si saluti con Baci e Abbracci, ma come spesso accade non sono riuscito a lasciare la mia smania per la tecnologia fuori delle porte del teatro. Con malcelato orgoglio ho scoperto difatti che il mio amico è assiduo lettore di queste pagine, con la conseguenza che, come si dice da queste parti, è “andato in fissa” per l’Androide.

Fortunatamente per lui la “fissa” è arrivata al momento giusto poiché mi ha confessato che Babbo Natale,  probabilmente anche lui assiduo frequentatore di questo blog, ha lasciato sotto il suo albero uno splendido Galaxy S, e sotto quello della sua dolce metà un altrettanto splendido HTC Desire HD.

Ormai ho perso il conto degli amici che ho convinto a salire sul carro di Mountain View (ai quali si è da poco aggiunto anche il mio caro amico, collega e blogger  David Cenciotti) e anche se continuo a constatare con ironica amarezza che l’unico che ancora manca all’appello è mio fratello (ma spero sempre in un infarto improvviso del suo Blackberry), devo comunque ammettere che nessuno di loro si è (ancora) pentito dell’acquisto.

Bene! La fase 1.0 dell’Androide, lo smartphone, può dirsi conclusa e siamo ormai maturi per la fase 2.0: il tablet.

Lasciando per un attimo le rive del Tevere e analizzando il panorama a livello globale i  tempi sono (quasi) maturi: la notizia di questi giorni è il brusco calo relativo alle vendite dei PC worldwide nel corso del 2010 secondo i dati dei maggiori analisti di settore IDC e Gartner (che come al solito non sono d’accordo su quasi nulla). I colossi delle ricerche di mercato, in due studi distinti relativi alle vendite su scala planetaria, hanno rilevato che nel corso dell’anno appena terminato l’incremento su base annua relativo alle vendite dei PC si è attestato rispettivamente al 2.7% e 3.1% a fronte di previsioni che i due colossi attestavano rispettivamente al 5.5% e 4.8%.

IDC identifica la causa di questa debacle planetaria, oltre che in una generale tendenza al risparmio dei consumatori (che raschiano  il fondo del barile delle risorse dei loro vecchi PC), al fenomeno di cannibalizzazione delle tavolette, che hanno spostato verso di sé l’attenzione (e il portafoglio) di molti acquirenti, soprattutto se interessati a funzioni business (consultazioni di documenti o posta elettronica). Questi utenti non sono particolarmente esosi di CPU ma probabilmente tra breve i tablet strizzeranno gli occhi anche  agli hardcore user (come si definiscono in termine tecnico) se si considera che Sony Ericsson sta per lanciare sul mercato il Playstation Phone equipaggiato con l’Androide, specificamente rivolto ai videogiocatori mobili.

Ad ogni modo tornando al nostro microcosmo, dopo aver ammirato lo splendore dei gioielli di famiglia dal cuore  pulsante d’Androide, il discorso non poteva che finire sui tablet: il mio amico ha elevate esigenze di mobilità, necessita di leggere la posta elettronica, consultare documenti e nel contempo deve portarsi dietro cataloghi da mostrare (come è cambiato il mondo rispetto ai bei faldoni di una volta!): in parole povere l’humus tecnologico ideale per un tablet che non a caso rientra nelle sue prossime intenzioni di acquisto.

Poche parole ed ecco che, inevitabilmente, si materializza la domanda che nessun geek vorrebbe sentirsi porre:

Quale Tablet mi compro?

La risposta non è banale poiché si compone in due piani: un piano soggettivo e un piano (s)oggettivo. Necessita quindi di un post dedicato in cui spiegherò cosa ho risposto a questa domanda e perché…

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