About these ads
Home > Security > Quando Gli Androidi Diventano Zombie

Quando Gli Androidi Diventano Zombie


Chissà se George Romero possiede uno smartphone Android? Magari il padre dei film di serie B con protagonisti gli Zombie, rimarrebbe incuriosito (e forse un po’ deluso) nel constatare che gli eserciti di esseri affamati di carne umana protagonisti del grande schermo rischiano seriamente di essere sostituiti, nel mondo reale, da meno prosaici eserciti di dispositivi  mobili (Androidi Zombie) affamati di Indirizzi IP da attaccare o Indirizzi di posta elettronica da saturare con messaggi di Spam.

Facciamo un breve salto indietro. Nel commentare le previsioni di sicurezza Symantec per il 2011, mi ero sbilanciato asserendo che nel corso del 2011 avremmo probabilmente assistito alla nascita di botnet di terminali compromessi.

Un segnale in questa direzione era arrivato alla fine del 2011, dalla terra dei Mandarini, dove aveva fatto la sua comparsa il primo malware mobile con gli occhi a mandorla, Geinimi, avente tutte le potenzial caratteristiche di un trojan bot-like.

Non è passato nemmeno un mese e Georgia Weidman, ricercatrice di sicurezza, ha creato in laboratorio un malware in grado di prendere il controllo remoto di un Androide e comandarlo tramite SMS (rigorosamente autocancellanti). Le istruzioni che è possibile impartire remotamente includono (ma non si limitano a) l’invio di messaggi (di posta elettronica e SMS) di Spam, la partecipazione in attacchi di tipo DDoS o anche il semplice degrado delle comunicazioni. Il tutto finalizzato alla creazione di un esercito agguerrito di Androidi al soldo del Cybercriminale di turno.

I risultati dello studio stann0 per essere presentati alla Shmoocon in corso a Washington (per la precisione domenica 30 gennaio alle ore 12:00 locali). Per ora non sono noti molti particolari se non che l’azione nefanda del malware si manifesta mediante un rootkit da installare sul terminale mobile che agisce come proxy tra il modem GSM e il livello applicativo, rendendo i messaggi di comando  e le azioni eseguite trasparenti all’utente (presumibilmente fino alla prossima bolletta). In laboratorio è stata creata una mini botnet con tre differenti modelli di Androidi, ma l’autrice promette di rilasciare, durante il suo speech, codice di esempio per altre piattaforme.

Ovviamente il potere processivo di un terminale mobile, per quanto notevole, non è confrontabile con quello di una postazione fissa tradizionale; tuttavia due fattori giocano a favore delle botnet mobili: la rapida diffusione dei terminali (Gartner prevedeva, entro la fine del 2010, 1.2 miliardi di terminali in grado di offire una elevata esperienza di accesso ad Internet) e soprattutto il fatto che i modelli di comportamento di una botnet all’interno della rete di un operatore (diversamente dalle botnet tradizionali che proliferano su Internet) non sono prevedibili e soprattutto consentono un migliore mascheramento dei terminali compromessi (gli zombie virtuali) origini degli attacchi.

Allo stato attuale non è noto l’aspetto a mio avviso più importante di tutta la questione, ovvero se il malware necessiti o  meno dei permessi di root per agire (ma presumibilmente si tratta di attendere solo qualche ora per avere la risposta). Anche se, come più volte ribadito, la prima barriera di sicurezza è rappresentata dall’utente a cui si demanda la responsabilità e la verifica delle applicazioni che si installano; certo è che nel caso in cui il malware non abbia necessità dei permessi di root (operazione a quasi esclusivo appannaggio degli “smanettoni” e quindi meno probabile per una utenza responsabile), la probabilità di diffusione, e di conseguenza l’impatto della minaccia, sarebbe notevolmente superiore.

In ogni caso, se le botnet mobili fossero realmente in grado di diffondersi, sarebbe drammaticamente evidenziata la necessità di un nuovo modello di sicurezza per gli operatori mobili: come noto all’interno della big Internet i grandi carrier collaborano per il controllo su scala globale degli attacchi di tipo DDoS, tuttavia sino ad oggi una tale esigenza non è mai stata sentita per le reti mobili dove probabilmente sarebbe più complesso adottare un modello di controllo globale considerata la frammentazione delle reti e le diverse modalità di accesso delle singole reti mobili nella Big Internet.

Nei famigerati anni 80 qualcuno sosteneva che un miliardo di cinesi che saltassero contemporaneamente sarebbero stati in grado di perturbare la rotazione dell’asse terrestre. Cosa succederebbe oggi se milioni di dispositivi facessero squillassero contemporaneamente?

About these ads

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 3,094 other followers