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Archive for December, 2010

E Alla Fine L’Androide Ha Preso il Virus

December 31, 2010 4 comments

Ebbene si, sono stato un buono (o cattivo, dipende dai punti di vista) profeta. In un recente articolo, commettando le previsioni di Symantec per i trend di sicurezza del 2011, mi ero sbilanciato indicando che nel corso del prossimo anno avremmo assistito alla diffusione di botnet composti da terminali mobili compromessi.

Non sono passati nemmeno 15 giorni e l’Androide, come molti umani in questo periodo, ha preso l’Australiana, anzi la Cinese. Una cinese un po’ particolare per la verità, come indicato da  Lookout, produttore di software di sicurezza per dispositivi mobili, che ha scoperto un trojan dagli occhi a mandorla dal nome suggestivo di Geinimi, in grado non solo di accedere ai dati del telefono, ma anche di consentirne il controllo da remoto, ed il conseguente utilizzo malevolo da parte del controllante.

Il fatto che sia possibile controllare da remoto un dispositivo mobile non deve stupire poiché chi utilizza i terminali di nuova generazione sa bene come questi dispositivi, spesso ad insaputa dell’utente), debbano essere sempre connessi (per la gioia degli operatori) al fine di utilizzarne a pieno le funzioni di accesso agli app store, le funzioni di tipo enterprise, e soprattutto di integrazione con i Social Network che stanno facendo la fortuna di Mr. Zuckerberg e dei bilanci delle compagnie telefoniche (evviva Apndroid!).

Il malware in questione ha tutte le caratteristiche botnet-like:

The most sophisticated Android malware Lookout has seen to date, Geinimi is also the first Android malware in the wild that displays botnet-like capabilities.

Per ora il vettore di infezione appare abbastanza circoscritto poiché il malware viene contratto installando applicazioni  (su cui lo stesso è nascosto) da un app store parallelo ed occorre pertanto che nel terminale sia impostata l’opzione di accettare applicazioni di origini sconosciute.

Come funziona il malware?

Quando un applicazione contenente il malware Geinimi viene lanciata, il Trojan gira in background e raccoglie informazioni significative sul dispositivo in grado di compromettere la privacy. Le informazioni raccolte includono: coordinate e identificativi univoci del dispositivo e della SIM quali IMEI e IMSI.

Ad intervalli di 5 minuti, il malware tenta di connettersi ad un server remoto utilizzando uno tra dieci nomi di dominio cablati al suo interno. Tra questi sono stati riconosciuti:  http://www.widifu.com, http://www.udaore.com, http://www.frijd.com, http://www.islpast.com e http://www.piajesj.com.Se riesce a stabilire la connessione, Geinimi trasmette le informazioni raccolte al server remoto, sebbene non ci sia ancora evidenza della trasmissione di codice remoto dal server verso il dispositivo.

Le evidenze raccolte sino ad ora indicano che il malware è in grado di eseguire le seguenti azioni sul dispositivo “ospitante”:

  • Invio delle coordinate geografiche;
  • Invio dei parametri di identificazione di dispositivo e SIM (IMEI e IMSI);
  • Download di una applicazione e richiesta di installazione all’utente;
  • Richiesta di disinstallazione di una applicazione;
  • Invio al server della lista di applicazioni installate.

Come si nota, sebbene il malware sia in grado di inizializzare il download, l’installazione o la disinstallazione di una certa applicazione, all’utente è sempre richiesta la conferma delle operazioni (ma quanti sono gli utenti che usano il proprio terminale in maniera inconsapevole?).

Secondo i ricercatori di Lookout, la novità del malware risiede nel suo livello di sofisticazione mai visto prima in una malattia informatica dell’Androide: Geinimi difatti è in grado di offuscare le proprie nefaste attività ed inoltre una porzione significativa dei dati di comando e controllo sono cifrati.

D’altronde i virus in ambito mobile non sono una novità, già evidenziati dalle previsioni in giallo di Symantec per il 2011, sono stati recentemente confermati anche dalle previsioni in rosso di McAfee per il 2011. Peccato che anche in questo, come in molti altri casi, si sia dato improvvidamente per scontato che il target maggiore delle infezioni sarebbe stato il rampollo di casa Apple.

Non c’è niente da fare, sembra proprio che l’Androide verde di Mountain View sia destinato a bruciare tutte le tappe, inclusa quella, poco invidiabile, del terminale mobile con il maggior livello di sofisticazione delle minacce informatiche.

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My BlackBerry Is Not Working

December 30, 2010 1 comment

Segnalo questa divertente parodia relativa ai problemi di funzionamento di una mora (blackberry in inglese) e una mela (apple), senza perdere di vista un’arancia (orange, operatore mobile inglese) ed infine una scatola di uova (Eggs Box, che suona come Xbox, decisamente la mia preferita).

Il filmato è in inglese, esilarante in lingua originale. ma anche con i sottotitoli si apprezzano ugualmente i giochi di parole.

A questo link il video con i sottotitoli.

 

– I bought something from you last week, and I’m very disappointed.

– Oh yeah? What’s the problem?

– Yeah, well, my blackberry is not working.

– What’s the matter, it run out of juice?

– No, no, it’s completely frozen!

– Oh, yeah, I can see that. I tell you what: let’s try it on orange.

– That’s got a few black spots, you see…

– Oh, dear, yes. Sorry about that.

– Well, is there anything I can do to get my blackberry working?

– Well, could be an application issue. Where’d you store that Blackberry?

– Well, it was on my desktop.

– Well, you could try using a mouse to drag the blackberry to the trash. Then after you’ve done that, you might wanna launch the blackberry from the desktop.

– Well, I’ve already tried that a few times. I mean, all it did was mess up windows.

– Well, it might be worth waiting a couple of weeks. They’ve got the latest blackberries coming in then.

– Well, could you give me a date?

– Certainly.

– Let me put that date in my diary.

– Anything else I can help you with?

– Yes, yes. I’ve also got a problem, to be honest, with my apple.

– Oh, dear, oh, dear. That is an old apple, isn’t it?

– Yeah. – When’d you buy that?

– Last week.

– Last week? They’ve brought out two new apples since then!  What’s the problem with it?

– Well, I tried to put my dongle in it… And it won’t fit.

– Oh, yeah. And how big’s your dongle?

– Well, I don’t know much about these things, but my wife’s seen a few dongles in her time..  And she says a little bit on the small side.

– Well, I’m afraid there’s not a lot I can do about that. Tell you what: let me try booting it. [glass shatters] Now it’s crashed.  Anything else I can help you with?

– Well, funnily enough, yes. My grandson’s birthday’s soon.

– Oh, yeah.

– Now, he’s already got an apple and a blackberry. I mean, have you got anything else that he might just like?

– Well, we’re doing a special offer on these. I mean, I can’t make head or tail of them, but the kids seem to like them.

– Oh yeah? – “Eggs box,” £3.60.

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La Banda Larga Ha Messo La Freccia(rossa)

December 28, 2010 1 comment

Accade sempre meno spesso di leggere notizie che pongano il Belpaese al vertice in qualche settore tecnologico, ma fortunatamente qualche eccezione ogni tanto c’è. Una di queste è sicuramente rappresentata dal servizio di connettività Internet Wi-Fi a bordo dei treni ad Alta Velocità che in questi giorni, causa anche l’ingente campagna pubblicitaria, ha destato la mia curiosità, tra un piatto di tortellini e una fetta di panettone.

Naturalmente la stessa curiosità, che da sempre ha fatto la mia (s)fortuna nel corso dell’attività professionale e non solo, mi ha spinto ad approfondire l’argomento.

I dati sono notevoli ma tutto sommato, a mio modesto parere, non rendono totalmente giustizia al massiccio lavoro compiuto e alle sfide tecnologiche affrontate: 50 milioni di Euro di investimenti congiunti tra Gruppo FS e Telecom Italia per rendere il servizio fruibile su 1000 Km di linee con 516 viadotti e 82 gallerie che si snodano su un territorio di caratteristiche fisiche estremamente variabili e spesso con una copertura di rete mobile limitata.

Aldilà delle specifiche mi sono chiesto come sia stato possibile garantire qualità e continuità del servizio a banda larga a 300 Km orari, con una tecnologia di accesso, l’UMTS, concepita per garantire velocità di 384 kbps (quindi non proprio “larghe) ad una velocità massima di 120 Km/h (quindi ben al di sotto dei 300 Km orari del Frecciarossa), gestendo nel contempo l’hand over senza discontinuità nella connessione dati e contrastando in maniera efficace la minaccia dell’Effetto Doppler (una romantica reminiscenza della mia vita precedente da fisico) e la schermatura non proprio trascurabile delle carrozze.

In effetti spulciando tra i dati resi noti all’avvio del servizio si scopre che per garantire la connettività a banda larga a bordo dei treni sono stati installati 74 nuovi nodi per la ripetizione del segnale UMTS lungo la tratta, oltre 200 antenne nelle 82 gallerie, più di 100 km di fibra ottica, 600 ripetitori radio e 650 moduli WiFi che consentono ai 60 treni Frecciarossa su cui il servizio è attualmente disponibile di offrire una esperienza Internet fruibile, con il proprio operatore, mediante la propria chiavetta o tramite il Wi-Fi di carrozza (anche sul proprio terminale Androide o sulla tavoletta magica). Il tutto mentre si osserva l’alternarsi del paesaggio italiano dal Colosseo alla Madonnina (passando per Santa Maria Novella) a 300 Km orari, comodamente seduti sulla propria poltrona, ed in pieno rispetto della quasi defunta Legge Pisanu.

D’altro canto i dispositivi mobili non stanno fermi e poichè si prevede, a livello worldwide, che alla fine dell’anno corrente i dispositivi in grado di fornire all’utente una esperienza di navigazione di alto livello saranno circa 1.2 miliardi, questo implica la necessità di nuovi modelli di connettività, anche a causa della sempre maggiore diffusione di questa tipologia di dispositivi per l’utenza business a cui il servizio presumbilmente si rivolge.

Ad ogni modo devo ammettere che la questione mi ha notevolmente incuriosito: poiché mi capita spesso di viaggiare in treno sulla tratta Roma Milano, la prossima volta credo proprio che non resisterò alla tentazione di abbinare al viaggio fisico un bel viaggio virtuale con il mio terminale androide (mmh… o forse con l’iPad?).

Aggiungi un posto a tavola…

December 27, 2010 2 comments

Purtroppo alla fine non ce l’ho fatta e mi è toccata l’ingrata sorte di consumare il pranzo di Natale con il Blackberry Curve 8900 di mio fratello a capotavola. In effetti i tortellini con il brodo (di rigore il giorno di Natale) e la tradizionale Salsiccia Matta mi sono andati un po’ di traverso.

Comunque le cose sono andate in modo lineare sin dall’inizio. Già le difficoltà di consegna erano state un presagio da non sottovalutare, ad ogni modo, non appena me lo sono trovato davanti, lo smartphone ha subito mostrato segni di squilibrio: non c’era modo di far funzionare le suonerie e nemmeno un utente smaliziato come me è riuscito a venirne a capo. Per la cronaca, il problema si è risolto spontaneamente, senza alcun intervento, qualche minuto dopo.

Ma la cosa divertente è stata quando abbiamo provato a visualizzare un file pdf. Non esiste alcun lettore di default, ma in compenso l’App Store offre diverse alternative al misero costo di 13 euro. Fortunatamente (e un motivo c’è!) non sono pratico di Blackberry e grazie alla solita ricerca su Google ho scoperto che per aprire un file pdf senza acquistare lettori dallo store è sufficiente (sigh!) inviarselo via mail e guardare la versione renderizzata dal BES. Inutile aggiungere che il mio HTC Desire offre ben due lettori pdf inclusi.

Comunque tutto questo non è bastato, il brother ha preso alla lettera il sondaggio ed è intenzionato a tenersi il Blackberry.

Meno male che oggi mi sono imbattuto in un interessantissimo articolo di Fortune, in cui viene indicato che il 2011 sarà l’anno di Android e il sistema operativo Verde esploderà, ai danni degli utenti iPhone, portandosi dietro una prevedibile discesa dei prezzi. Chissà magari potrà aprofittarne e destinare il Blackberry ad un prematuro meritatissimo riposo.

Meno male che il dolce sono andato a prenderlo ad un altro pranzo, dove mi sono potuto riappacificare con il mondo ammirando lo splendido Galaxy S del mio amico…

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Il Cloud? E’ appena NATO!

December 24, 2010 Leave a comment

Il 2011 sarà l’anno della definitiva consacrazione del Cloud (soprattutto per le implicazioni di sicurezza). A conferma di questo arriva la notizia che la NATO adotterà tecnologia Cloud IBM per il proprio quartier generale di Norfolk.

Sebbene si preveda una diffusione massiccia da parte di tutta l’Alleanza Atlantica, è bene non farsi prendere da facili entusiasmi: all’inizio il sistema verrà usato da pochi utenti in un ambito ristretto (e isolato da Internet).

Il cloud consente di consolidare, uniformare (e astrarre) le diverse tecnologie e sorgenti di dati che oggi compongono l’infrastruttura NATO, si adatta inoltre perfettamente alle esigenze logistiche e di processo dell’Alleanza Atlantica che presenta una organizzazione che, per quanto distribuita e frammentata, deve seguire processi comuni. Secondo le parole di Joahn Goossens, Technology Manager del quartier generale di Norfolk:

Let’s say a Dutch soldier is wounded on the battlefield. He has to be evacuated by a German helicopter and taken to an American hospital. It gets very complex in international scenarios. We hope to create a pipeline where all this information can flow.

Il cloud quindi sembra la soluzione non solo alla frammentazione delle infrastrutture, ma anche alla frammentazione dei processi, poiché consente di creare una infrastruttura in cui le informazioni possono fruire in una ottica end-to-end, indipendentemente dalla natura del dato e dalla ubicazione geografica.

E forse in questo caso il problema della sicurezza è risolto definitivamente… Con la separazione fisica!

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10.. 100.. 1000.. 2011 Pad…

December 23, 2010 1 comment

Il 2011 sarà l’anno dei pad, per tutti i gusti, tutte le esigenze, tutti i sistemi operativi e (speriamo) per tutte le tasche.

I botti del 31 dicembre saranno solo un pallido preludio ai botti che spareranno i produttori di tablet nel 2011. In rete circolano già i primi rumor dei presunti iPad 2 e, addirittura, iPad Mini (alla faccia di chi se li è fatti regalare per Natale). Ma se gli ingegneri di Cupertino non dormono mai, il resto del mondo Hi-Tech non sta a guardare e sul fronte delle tavolette, nel primo trimestre del 2011, già in occasione del CES di Las Vegas, ne vedremo delle belle.

Dopo RIM, che per prima ha presentato il suo playbook presumibilmente sul mercato da febbraio 2011, a capeggiare la schiera c’è un outsider decisamente scomodo, minaccioso e da un certo punto di vista intrigante. Sto parlando di Cisco, il colosso della rete, vero cuore pulsante di Internet che con il suo Cius lancerà sul mercato un tablet basato su Android espressamente concepito per utenza business con funzioni avanzate (e interfacce di programmazione estese) di Unifed Communication. Ma non saranno da meno HTC, che promette scintille con l’architettura Tegra 2 (la stessa strada sembra sarà seguita dai coreani Samsung per il suo Samsung Galaxy Tab 2 ed LG) e Acer, che promette tavolette per tutte le tasche (dal punto di vista del prezzo e delle dimensioni).

Non mancheranno all’appello nemmeno Toshiba che riparte da un Folio per rinverdire i fasti del famoso Libretto, ASUS, che punta ad una offerta completa per dimensioni e sistema operativo (Windows o Android), e, addirittura, una vecchia conoscenza come Creative, che con le sue tavole della serie ZiiO mira a (ri)creare un nuovo standard di intrattenimento per uscire dall’anonimato in cui il gigante multimediale di Singapore è caduto negli ultimi anni, nel tentativo di  rinverdire i bei tempi che furono (con le mitiche Sound Blaster).

Saranno della partita anche NEC, con una suggestiva proposta a libretto, e HP che promette di rinverdire i fasti di Palm con una famiglia di tablet equipaggiati con il redivivo WebOS.

Infine, tra una folta schiera di presunti outsider, più o meno improbabili, a volte incautamente saliti sul carro dell’androide vincitore, si distingue sicuramente Motorola, la marca delle ali, che con il suo Motopad, la cui presentazione è prevista al CES (e che grazie a uscite mirate ha creato una grande attesa) punta a confermare il Rinascimento ottenuto grazie il felice connubio con l’Androide, iniziato con il primo Droid (Milestone per noi cugini del Vecchio Continente) e proseguito con i successivi modelli della famiglia.

Gartner stima che il mercato delle tavolette nel 2011 raggiungerà in tutto il mondo quasi 55 milioni di unità contro i 19 milioni del 2010, ed è destinato a crescere sino a 154 milioni nel 2012, quali sono però le incognite di un mercato così affollato?

In primo luogo quello dei tablet rimarrà nel 2011 un mercato di nicchia, si stima che le vendite globali si attesteranno attorno al 15% di quelle relative a smartphone, e quindi non abbastanza ricettivo per la pletora di produttori che vi si stanno ammassando attorno.

In secondo luogo, piuttosto che contrastare Apple con una strategia unitaria, a mio parere i concorrenti si stanno frammentando eccessivamente: la maggior parte, se non tutti i produttori sopra citati puntano ad aprire un proprio mercato delle applicazioni, in aggiunta al tradizionale Android Market, e questo potrebbe creare un po’ di malumore presso i consumatori se non addirittura spostarli verso un produttore con una offerta unitaria (ad esempio Apple).

Nell’attesa di capire quale tavoletta si conquisterà l’ambito scettro di “Anti-iPad” godiamoci questo video in cui Motorola svela parzialmente il suo prodotto, in realtà prendendola un po’ alla lontana e terminando con l’immancabile confronto con iPad e Samsung Galaxy. Il mio preferito è sicuramente il modello Maya, se non fosse che, si dice, abbia una funzione di autodistruzione nel 2012…

 

Metti Un Windows Nel Telefono (Nokia)

December 22, 2010 2 comments

Nel giorno in il mio amico ha ricevuto il suo Galaxy S nuovo fiammante:

Finalmente ho il Galaxy, che spettacolo! Android è una figata! Avevi ragione al 100%

ho appreso, con grande rammarico, che il Blackberry di mio fratello sarà a capotavola al pranzo di Natale, tra i tortellini e il capitone.

Mio malgrado la notizia del giorno non è il fatto che il pranzo di natale mi andrà di traverso, bensì uno strano tamtam che negli ultimi giorni sta circolando in rete: sembra infatti che nei mesi passati Nokia e Microsoft si siano incontrati per valutare l’ipotesi di una collaborazione in ambito mobile. Questo significa che forse tra breve potremo vedere un telefono Nokia armato con il sistema operativo Windows Phone 7.

Che il Colosso di Espoo sia in difficoltà, con una continua erosione delle proprie quote di mercato, non è un mistero. Analogamente i dati relativi alle vendite dei terminali con il sistema operativo mobile di Redmond sono piuttosto contraddittori, si parla difatti di di soli 40.000 terminali venduti a novembre oltreoceano.

Lato Microsoft, oltre al ritardo, stanno pesando alcune gravi carenze in fase di lancio, ad esempio la mancanza delle funzioni di copia e incolla, presumibilmente dovute alla necessità di arrivare sugli scaffali dei negozi il prima possibile per tentare di arginare la crescita a due cifre dell’Androide e della Mela Morsicata.

A favorire la veridicità della bomba nataliza pesano le difficoltà dei due giganti in un terreno che appare inevitabilmente in discesa per Mountain View e Cupertino, e la conseguente necessità di una strategia congiunta per riconquistare le quote di mercato (e l’immagine) perduta.

A sfavore della notizia (e a possible conferma della bufala) pesano gli ingenti investimenti fatti dal costruttore finalndese nel sistema operativo Symbian e l’alleanza con Intel per la realizzazione di MeeGo, il sistema operativo mobile  nato dall’unione delle piattaforme Maemo (del gigante di Espoo) e Moblin (del gigante di Santa Clara) destinato a terminali di fascia alta e tablet. Come già più volte discusso in queste pagine, anche l’acquisizione di McAfee da parte di Intel rientrerebbe nella creazione di una strategia mobile (antitrust permettendo) end-to-end.

Ci sono tuttavia un paio di elementi degni di nota che potrebbero fornire scampoli di veridicità alla notizia: in primo luogo, non a caso, Nokia ha da poco assunto, in ruolo di CEO, Stephen Elop, proveniente proprio da Microsoft. In secondo luogo è vero che Intel e Nokia sono alleate per il sistema operativo, ma è altrettanto vero che Intel e Microsoft sono partner storici e padri (monopolisti) del binomio Wintel, standard de facto dell’architettura PC contemporanea. Inoltre il gigante di Santa Clara non nasconde le proprie intenzioni di approdare pesantemente al mondo mobile con la propria piattaforma Atom per contrastare il predominio di ARM e Qualcomm, cuori pulsanti dei vari Androidi e Iphone.

E allora? Allora, anche il colosso dei Microprocessori potrebbe essere della partita, e quale miglior modo per farlo se non allearsi con il primo produttore al mondo di sistemi operativi e il primo produttore al mondo di terminali mobili

Assisteremo alla nascita del nuovo standard de facto per l’architettura mobile Wintelnokia?

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